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19/02/2012

Alluvione Atrani, gli esperti a Convegno: puntare sui Radar per le previsioni meteo

Un Radar Meteorologico
Un Radar Meteorologico

Il Radar meteorologico sembra essere lo strumento perfetto per calcolare, con largo anticipo, l’intensità della pioggia che sta per abbattersi su un luogo circoscritto e che spesso genera le alluvioni.
Su questo punto essenziale gli esperti di due distinte Università, la Federico II di Napoli e l’Università di Fisciano, si sono trovati d’accordo durante il Convegno scientifico organizzato ad Atrani, dal Comitato s.o.s. Torrente Dragone a 16 mesi dall’alluvione.
Nell’affollato incontro, tenutosi presso la palestra comunale, a pochi passi dal Municipio, c’erano  cittadini, docenti universitari, tecnici, studenti, una nutrita rappresentanza dell’Arcidiocesi, l’Associazione Italia Nostra, i rappresentanti delle Amministrazioni dei Comuni di Ravello e di Amalfi.
Mancavano, se pure invitati (non fosse altro per porgere un saluto ai convenuti) gli amministratori di Atrani.
Se da un lato la loro assenza ha destato meraviglia nel pubblico e nelle personalità intervenute, dall’altro ha lasciato imperturbati (perché abituati)  i membri del Comitato s.o.s. Dragone che pubblicamente si sono limitati a definire l’atteggiamento degli amministratori atranesi “grave e di reiterata  irresponsabilità soprattutto perché si tratta di questioni che riguardano la vita dei cittadini”.     
Tornando ai contenuti scientifici del Convegno, per il Dipartimento di Scienza del Territorio dell’Università Federico II, sono intervenuti il Prof. Franco Ortolani affiancato da due dei suoi allievi appena laureati, Carmelina Brachi e Diego Giacobone. La prima ha esposto i contenuti della sua Tesi di Laurea, proprio sull’alluvione di Atrani, mentre il secondo ha imperniato la sua Tesi sui Piani di Protezione Civile.
Fabio Ciervo e Maria Nicolina Papa del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno hanno parlato della protezione del territorio dagli eventi meteorici estremi con l’adozione di sistemi di allertamento rapidi quali i radar.
Questa nuova tecnologia (neanche tanto costosa, alcuni modelli possono monitorare in pochi minuti volumi di pioggia fino a 200 Km di distanza altri, più piccoli, possono anche essere “mobili” sul territorio interessato) andrebbe a sostituire e/o ad integrare l’installazione dei tradizionali pluviometri che, da soli, proprio perché non diffusi uniformemente e quantitativamente sul territorio, hanno la pecca di fornire risposte tardive degli eventi meteorologici (con conseguente ritardo degli  allarmi) e meno precise rispetto a quelle raccolte dal Radar.  
Altro importante dato comune che è emerso dalle esposizioni degli studiosi dei due atenei è stato il cosiddetto “tempo di corrivazione”, calcolato tra i 40 minuti ed 1 ora. Vale a dire il tempo disponibile per allertare la popolazione prima che l’alluvione arrivi nel centro abitato.
Ma come ha avuto modo di dire l’avvocato Senatore della Caritas Arcidiocesi di Amalfi e Cava: “lo sviluppo e l’installazione di tecnologie sul territorio dovrebbe andare di pari passo con l’educazione delle coscienze…” così pure i tecnici si sono trovati d’accordo che “tutto diventa inutile se alla base non c’è un Piano di Protezione Civile operativo”.
A 16 mesi dall’alluvione nel Comune di Atrani, se c’è un Piano, deve essere ben segreto.
Perché i cittadini non ne sanno ancora niente.
Gino Amato  

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